L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

A brave new world – Week 2 IM Klagenfurt

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La cosa che mi piace dello stile di vita “attivo” che ho adottato ormai da un paio d’anni è che ogni giorno scopro qualcosa di nuovo su di me.

A volte sono sorprese piacevoli perché riguardano cose  speciali che non pensavo di essere capace di fare. Altre volte si tratta di comprendere quanto siamo fragili e esposti alla sofferenza. In tutti i casi sono comunque esperienze che ci fanno crescere, quindi preziose di per sé.

Questa settimana ho imparato due cose.

La prima: servirà tanta pazienza per rimettere a posto i tendini infiammati della spalla destra, e per me, impaziente per natura, è questa una prova più difficile di qualsiasi altra. Riposo, ghiaccio, tecar, manipolazione, taping, rinuncia a sessioni di allenamento per dedicarsi a pallosissime sedute di palestra ai pesi. La routine di allenamento sballata, una sensazione di completo squilibrio (perché tre è il numero perfetto ma lo sport è uno solo. Se il lunedì nuoti, il martedì pedali, il mercoledì corri, tutto il resto è sbagliato), il desiderio inesauribile di tornare alla normalità.

La seconda: il trail running è il mio sport, il mio mondo. Volevo provarlo da tempo e per caso mi è capitata l’occasione di partecipare alla prima gara del circuito Emilia trail running della Uisp, al Winter trail Sala Baganza. Solo 20 km e solo 600 m di dislivello positivo, poco più di una campestre per gli esperti, una grande sfida per me a totale digiuno di corsa off road, in una giornata di pioggia torrenziale e fango a rendere del tutto inadatte le mie Mizuno Wave Rider 16 da “fighetto stradale”.

E’ stata un’esperienza bellissima, 2 ore di puro divertimento come non me lo ricordavo da tempo. L’ho trovata una specialità estremamente impegnativa e altrettanto gratificante, dove l’impegno mentale è equivalente a quello fisico. Non ci si può mai distrarre, bisogna sempre essere iperconcentrati su quello che succede 20-30 metri più avanti, pena farsi sorprendere dai continui cambiamenti del terreno e come minimo perdere un sacco di tempo, al peggio cadere e farsi magari anche male.

Bisogna sfruttare persino chi ci precede, osservando le sue traiettorie per capire se sono proficue o meno, e poi imparare ad affrontare le diverse situazioni: in salita si corre a passi cortissimi ma solo fino a una certa pendenza oltre la quale è necessario camminare per non distruggere muscoli e polmoni. In discesa è vietato frenare, si deve mollare e lasciare correre il più possibile, altrimenti si rallenta troppo e ci si spaccano ancora di più le ginocchia. E in piano? in piano bisogna andare fortissimo, o almeno a me viene bene accelerare quando gli altri recuperano le energie. Si certo poi ci sono i panorami ma da novellino non ho certo avuto tempo di osservarli…ero troppo impegnato a non cadere, specialmente negli ultimi chilometri quando ormai sulle gambe non riuscivo più ad alzare bene le ginocchia.

E poi la cosa che mi è piaciuta di più: a differenza delle corse su strada ho visto tanto rispetto, tanta cura per gli altri, perché in montagna sui sentieri sotto la pioggia in mezzo al fango siamo tutti più umani, siamo tutti uguali davanti alla potenza della natura. Un mondo nuovo si è aperto davanti ai miei occhi (però magari mi compro le scarpe adatte!)

Quanto alla preparazione Klagenfurt per forza di cosa posso solo correre e pedalare, impossibile nuotare in queste condizioni. Quattro allenamenti a settimana, in attesa di tornare a pieno ritmo. Forse per ricominciare va comunque

Se non c'è fango non c'è divertimento: debutto nel trail running
Se non c’è fango non c’è divertimento: debutto nel trail running

bene anche solo così.

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