L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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A brave new world – Week 2 IM Klagenfurt

La cosa che mi piace dello stile di vita “attivo” che ho adottato ormai da un paio d’anni è che ogni giorno scopro qualcosa di nuovo su di me.

A volte sono sorprese piacevoli perché riguardano cose  speciali che non pensavo di essere capace di fare. Altre volte si tratta di comprendere quanto siamo fragili e esposti alla sofferenza. In tutti i casi sono comunque esperienze che ci fanno crescere, quindi preziose di per sé.

Questa settimana ho imparato due cose.

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L’importanza di lasciar (s)correre

Alternative divertenti al solito allenamento

Alternative divertenti al solito allenamento

Si muove veloce la campagna sotto le ruote larghe e tallonate della mountain bike. Il cervello sbatacchia contro la scatola cranica e per fortuna che l’ammortizzatore anteriore rende gli scuotimenti tutto sommato tollerabili. Un rivolo di sudore scende dalla fronte, dentro le orecchie il suono del cuore che pompa forte. Strappetto, quadricipiti che producono acido, respiro che si mozza. Neanche il tempo di arrivare in cima, ecco subito la discesa tecnica e guidata, poi giù in fondo occhio al fango che diventa una trappola, su un pignone piccolo per tirarsi fuori da queste sabbie mobili. Se ti distrai sei fregato, l’impatto con il terreno è garantito.

È proprio come vivere, penso, pedalare in fuori strada.

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Ironman 70.3 Lido di Volano

Infreddolito e in preda alla nausea dopo la frazione in bici

Infreddolito e in preda alla nausea dopo la frazione in bici

Una gara che è un allenamento dopo un mese in cui non sono riuscito ad allenarmi con continuità. È stato questo, in sintesi, il senso della prima gara di triathlon della stagione 2013, per decisione del coach il trathlon medio (mezzo Ironman, per capirci) al Lido di Volano, in provincia di Ferrara nel bel mezzo del parco naturale del Delta del Po.

Ho approcciato l’impegno con una certa dose d’incoscienza, e a posteriori dico meno male perchè altrimenti sarei stato molto agitato nei giorni precendenti, e invece, dopo qualche giorno passato a casa dei miei ho avuto modo di trascorrere con Annalisa e qualche buon amico un bel sabato a Ravenna e Ferrara per concentrarmi sulla gara solo al risveglio questa mattina.

Folta la rappresentanza del team Saragozza che oggi ha visto tanti debutti e molte soddisfazioni. Gianmarco ha chiudo in buona posizione con un tempone (5h11′), Jacopo mi ha fatto compagnia durante il difficile finale, Piergiorgio, Angelo e Alberto sono diventati triatleti al termine di una gara per gente tosta, Giulia bella gara. Peccato i ritiri di Frankie (foratura) e Fabio (scivolata) e Claudia fuori tempo massimo.

La gara

Mare piatto acqua calda, pronti via non riesco a nuotare come si deve. Mettevo la testa sott’acqua e bevevo. Sono finito praticamente ultimo finché non mi sono detto che era ora di piantarla con le cazzate e ho cominciato a fare per bene. Recupero forsennato, tra l’altro finalmente gestendo bene l’approccio alle boe (da sopra e poi taglio deciso non come lo scorso anno sempre “scadendo” e dovendo poi fare un sacco di strada in più “in salita”.

Insomma esco in 40′ (il mio “solito” tempo, non oso immaginare cosa avrei fatto senza il problema iniziale. Si vede che ho nuotato tanto nell’ultimo mese) e vado a prendere la bici. La muta nuova è uno spettacolo, venuta via senza problemi. Metto su la giacchina a maniche lunghe e inizio a pedalare.

Ovviamente mi passano in un bel po’, purtroppo in bici in pianura sono pessimo e ancora di più se non mi alleno. Però mi metto lì sul mio passo, regolare 31/32 km/h a parte i tratti con vento contro. Poi inizia a piovere, prima poco poi diventa una pioggia insistente. Cerco di non farmi condizionare, bevo e mangio come un orologio svizzero. Finisco la bici dopo 80 km a 29,1 km/h di media (più corta ma compensata dalla corsa di 23 km) abbastanza indietro ma perfettamente in linea con il mio piano. Ora mi aspetta la corsa e sono tutto ottimista, rimango con il body.

Primo km la solita tortura, al secondo anziché sciogliermi continuo a soffrire. Mi viene in mente che ultimamente ho corso così poco che ora pago a caro la nulla facenza forzata. In più le barrette mi hanno fatto venire una gran nausea, sto decisamente male e soprattutto sono più occupato a ascoltare il tendine che a correre forte. Tampono la nausea con i biscotti secchi dei rifornimenti (ottimi) e sgorgo tutto con un sorso di coca cola molto frizzante. Va meglio, arrivo verso il nono che comunque viaggio bene, poi però crollo.

La sofferenza degli ultimi chilometri nella mezza maratona.

La sofferenza degli ultimi chilometri nella mezza maratona.

Il percorso è principalmente costituito da un rettilineo di 2 km in mezzo alla pineta, completamente infagato, pozzanghere enormi (non vi dico i piedi quanto sono bagnati), rallento rallento fino a 6’/km, gli ultimi 5 devo combattere contro l’istituto di fermarmi, guardo solo le scarpe per evitare di vedere la luce in fondo alla pineta, lontana lontana che non raggiungo mai mentre la pioggia continua a essere battente. Soffro tantissimo ma alla fine ce la faccio (23 km a 5’33″/km, lentissimo): 5h39’11”, 49″ meglio di quanto preventivato.

Quando mi riprendo ho anche un po’ di commozione, sono un mezzo uomo di ferro.


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Training report: week 16 – day 3

L’allenamento di mercoledì è stato fanstastico per due ragioni: uno ho corso un bel medio collinare, due l’ho fatto in pausa pranzo, riuscendo a incastrare incombenze lavorative, corsa, doccia e riunione immediatamente al rientro (vabbeh, l’ho iniziata trangugiando il post ma il risultato è stato raggiunto).

Riuscire a correre nell’ora più calda della giornata e con la luce è già motivo di soddisfazione di per sé, e pazienza se ha cominciato a piovigginare proprio mentre iniziavo, ma il mio buon umore è decisamente aumentato riguardando la performance chilometro dopo chilometro da cui esce un progressivo da manuale. In programma avevo un medio vallonato da spingere forte sulle salite. Ebbene, il percorso nuovissimo che ho sperimentato magari non ha le pendenze esatte per quel tipo di esercizio ma è molto ondulato, con tante rampettine ripede e bastarde, a cui si aggiunge un fondo estremamente irregolare accentuato nell’occasione dall’alternanza di neve, fango, pozzanghere da saltare e chi ne ha più ne metta. Insomma, terreno perfetto per lavorare sulla potenza.

Alla fine dei 10k avevo il fango fin sopra la testa e le Wave Rider 15 di un altro colore (dal verde\giallo fluo passate a un simpatico marrone color terra di fiume) ma anche un gran sorrisone.

Running
Distanza: 10 km
Tempo: 47’36”
Passo: 4’45″\km

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