L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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Training Report: Week 0 – Day 2

Condizionato da festività incombenti e meteo inclemente (bisogna anche incastrare le uscite bici e corsa con le condizioni atmosferiche) ho dovuto mettere due sedute in fila di nuoto.
Se poi consideriamo lo stop forzato di ieri causa sessione…dal dentista, diciamo che non è per nulla una settimana agevole.

Ecco la scheda dell’allenamento di stasera mercoledì 31 ottobre.

NUOTO

200m warm up

6 x
25m sciolti con PB
>>>>> 10″ >>>>>>
50m SL completo passo

6 x
50m progressione con PB
>>>>> 10″ >>>>>
25m SL completo FFFFFF
>>>>> 10″ >>>>>
75 SL completo passo

6 x
100m SL completo passo
>>>>> 10″ >>>>
50m SL completo passo

Distanza totale: 2450m
Tempo totale: 58′
Passo medio: 01’57/100m

Commento seduta
I 5k di sabato e i 2,7 di lunedi si sono fatti sentire, direi non brillantissimo ma tutto sommato accettabile. Di buono c’è che solo fino a qualche settimana fa questi tempi li facevo usando le gambe mentre ora riesco a dare una battuta ogni 3/5 bracciate. Se prima uscivo dall’acqua sfinito (ragion per cui poi in bici i primi chilometri mi passavano anche quelli sulla graziella) adesso riesco a tirarmi fuori dalla vasca e reggermi in piedi senza troppi problemi. Miglioramento in corso.
Seconda buona notizia di giornata è la maggiore fluidità di bracciata. Sarà che sabato ho dovuto imparare ad essere più economico, sarà che a furia di tentativi sono incappato nel movimento giusto, fatto sta che adesso funziono tipo “mulino ad acqua”, spingendo fino in fondo con la mano che esce dall’acqua e sovrapponendo la trazione con quella che entra. Mi pare di scivolare meglio così.

Peso
62,8 kg

Note e spiegazioni terminologia tabella
PB = pullbuoy (galleggiante che si mette in mezzo alle gambe)
FFFF = fortissimo
Passo = ritmo gara (2K)
Sciolto = nuotata facile
Progressione = si parte sciolti e si finisce FFFF
Regressione = si parte FFFF e si finisce sciolti
MX = MISTI
DE = delfino (provateci)
DO = Dorso
RA = Rana
SL = Stile

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Training Report: Week 0 – Day 1

Da oggi (anzi da ieri sera) si comincia a fare sul serio con le tabelle di preparazione alla gara.

Questa settimana la considero zero per scaramanzia, perchè lunedì 5 alle ore 18:00 italiana avrò circa 15′ per sganciare 650$ e accaparrarmi il pettorale per l’IM Florida 2013. Stando concentrati si può fare serenamente ma insomma…meglio non parlare troppo presto.

Novembre e Dicembre saranno principalmente dedicati al nuoto ma non mancheranno sedute di potenziamento, corsette e pedalate.

Ecco la scheda dell’allenamento di ieri, lunedì 29 ottobre.

NUOTO

200m warm up

2 x (50-100-150-200-150-100-50) SL
La prima palette e PB la seconda SL completo tutta di passo
10″ recupero fra le frazioni, 30″ fra le serie

16 x 50 SL
1 FFFF, 1 passo, 1 in progressione, 1 in regressione.

Esercizi a stile:
1 x 50m mani chiuse a pugno
1 x 50m mani aperte
1 x 50m partire con le mani chiuse a pugno ed ogni 2 bracciate aprire un dito, dopo 10 bracciate (mani aperte), richiudere a pugno e ripartire.
1 x 50m alternato alto (braccia stese oltre la testa, eseguire una bracciata completa prima di iniziare l’altra)
1 x 50m alternato basso (braccia lungo il corpo, eseguire una bracciata completa prima di iniziare l’altra)
1 x 50m respirazione ogni 5 bracciate.

3 x 100m gambe 
Prima vasca FFFF poi passo.

Distanza totale: 2700m
Tempo totale: 01h00′
Passo medio: 01’53/100m
Bracciate: 1413

Commento seduta
Purtroppo ho dovuto tagliare l’ultimo esercizio con la tavoletta un po’ perchè ho fatto tardissimo (causa impegni di lavoro il lunedì e il giovedì entro in vasca alle 21:00) e un po’ perchè cominciavo ad accusare parecchi crampi. Seduta piuttosto dura ma sono soddisfatto, anche perchè avendo una solida (si fa per dire eh) base da runner le gambe ora come ora sono l’ultima cosa di cui mi devo preoccupare. Piuttosto c’è da migliorare parecchio l’efficienza della nuotata in generale.

Peso
62,6 kg

Note e spiegazioni terminologia tabella
PB = pullbuoy (galleggiante che si mette in mezzo alle gambe)
FFFF = fortissimo
Passo = ritmo gara (2K)
Sciolto = nuotata facile
Progressione = si parte sciolti e si finisce FFFF
Regressione = si parte FFFF e si finisce sciolti
MX = MISTI
DE = delfino (provateci)
DO = Dorso
RA = Rana
SL = Stile


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The switch

Avevo dimenticato come si facesse ad essere una bicicletta che scivola liscia sopra l’asfalto; avevo dimenticato come ci si sentisse felici ad uscire dallo stato solido per diventare fluido; avevo dimenticato come si potessero spegnere i pensieri annegandoli nel movimento.

C’era bisogno di mettersi fuori dalla piena colorata di un fiume fatto di gambe, braccia e cuori pulsanti e vederla scorrere via veloce, sentirmi abbandonato dai miei fratelli e dalle mie sorelle, per comprendere che il mio posto è dentro la corrente. Non importa in che posizione purché semplicemente all’interno del flusso, anche soltanto trascinato.

C’è voluto di farsi violenza per mettere a tacere il pensiero di non essere più un runner. Perché certi giorni le gambe proprio non vogliono saperne di sostenere il ritmo forsennato imposto dal mio ego. L’orologio che mi limita non è allacciato al mio polso ma imprigionato dentro al cuore.

Guardavo gli altri per cercare di raggiungerli e mentre mi avvicinavo a loro non mi rendevo conto che stavo solo tradendo me stesso. Siamo tutti diversi, ognuno con il suo tempo e i suoi tempi, l’unica gara che conta è quella contro noi stessi.

Vince non chi corre più forte degli altri ma chi ha la forza per guardarsi dentro, esplorare i propri limiti, estenderli per quanto possibile attraverso un disciplinato e paziente lavoro, e ad un certo punto riconoscere che inseguire orizzonti che non ci appartengono fa solo rischiare di smarrirsi irrimediabilmente.

Post scriptum
Questa settimana 12k lenti e comodi (immediatamente dopo i quali ho scritto queste righe), una seduta di spinning da 45′ con wattaggio medio vicino a 250 e due allenamenti a nuoto. Il secondo, quello di ieri, è stato da 5k in 1h 49′ a 2’11″/100m. L’ho fatto decisamente nel classico stato di svuotamento mentale da lunghissimo ma alla fine uscito dalla vasca con le gambe tremanti, c’è stato solo un grande sorriso, un high five ai miei tecnici del nuoto Salvo e Giorgia, e un pugno alzato in aria per ricordarmi che sono sempre lo stesso Matteo che non molla mai.

Da domani si comincia ufficialmente con la preparazione IM2013.


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Fredda mattina nella bassa padana, sole sbiadito, aria frizzante, un bel percorso, ottima organizzazione, tremila runners.

Le mie Wave rider 14 accarezzano l’asfalto di Cremona. Vento che scivola sulle orecchie, falcata ampia e veloce. Quattroetredici, 43′ circa il t di gara considerato il tempo perso nell’affollata partenza. Per arrivare alla fine mancano altri 10km e spiccioli.

– “Sei sul tuo ritmo PB 10k Mat”

– “Si lo so Neurone, sono al limite”

Cartello dei 10k che scorre indietro alla velocità di 14,2 km/h

– “Non c’è il traguardo Mat. Sei sul tuo ritmo 10k e non vedo alcun fottuto traguardo. Cosa stai facendo?”

– “Il coach si aspetta che faccia 1h30′, eseguo gli ordini, Neurone”

– “Ah sì? Io dico che per farcela hai bisogno di gambe per almeno un altro paio di chilometri prima che l’incarico passi a me ma quelle stronze laggiù mi stanno comunicando che per oggi hanno finito, e che non si accontentano del gel che le hai appena dato. Quindi da ora subentro io. E io ti dico che ti porto alla fine intorno a 1h32′, che è pur sempre il tuo record. Male male che vada la chiudi in 35′. Ci sarà da soffrire un po’ perché  tu oggi hai proprio esagerato, ma si può fare. Non rompere e rallenta”.

10,5k. Quattroetrenta. Quadricipiti pieni zeppi di acido lattico, duri come il cemento armato. Cuore che batte in gola, la frequenza non la guardo.

– “Non se ne parla proprio Neurone,  devo andare sotto l’ora e mezza”.

– “Mat mi spiace tanto ma senza gambe e senza testa non vai proprio da nessuna parte. Tu dici che devi fare quel tempo ma non sei disposto a gestire la sofferenza. Sei anche un bel po’ stupido a pensare che gli altri ti giudichino più o meno bene a seconda del tempo e della classifica. Potresti serenamente arrivare in fondo se tu volessi ma sei più cocciuto di un mulo. Secondo me non hai capito proprio niente e adesso te lo chiarisco io. Passo e chiudo”.

Questo stronzo di cervello mi ha mollato, non l’aveva mai fatto e oggi si è vendicato.

Stop. Premo stop sul 910XT. Inverto la direzione, mi defilo e inizio a camminare verso il traguardo. Mentre il sudore comincia a congelarmisi addosso guardo il gruppo venirmi incontro. Ogni 30″, mano a mano che l’onda umana si infrange contro il mio ego deluso, la velocità diminuisce e in maniera inversamente proporzionale aumentano i sorrisi. Io non mi sono divertito per niente, ecco il problema. Ero tanto concentrato su dove dovevo arrivare che mi sono scordato di come farlo.

Avrei potuto tranquillamente tirare via 10-15″/km, godermi i passaggi nel centro storico con un pubblico numeroso e festante come mai avevo visto finora e invece sono qui a rientrare al piccolo trotto. Me ne accorgo adesso che ho sbagliato clamorosamente, a pensare che “basta non ne vale la pena di soffrire per arrivare a metà classifica”. Non solo perché le cose si iniziano e si portano a termine ma soprattutto perché non avevo capito un cavolo di cosa significasse essere qui oggi.  

Sono stato messo di proposito in una situazione estrema per simulare il worst case scenario in gara. Sono abituato ad arrivarci iperpreparato alle gare, a far scorrere tutto liscio come l’olio. Bracciate, cadenze di pedalata, passo, tutto è sempre precisamente pianificato, chilometro per chilometro. E quando il gioco si fa duro il trucco mentale è semplice: hai fatto tutto quello che dovevi fare, stai rispettando il piano, sei programmato per arrivare al traguardo con il tempo previsto. Fine della storia, non ti preoccupare di niente. E funziona, funziona alla grande.

Ma se accade un imprevisto nella gara della vita per cui ti sei allenato un anno (stai male, ti si buca una gomma, perdi gli occhialini in acqua), cosa fai ti ritiri perché qualcosa nel piano è andato storto? No, ovvio, e quindi meglio attrezzarsi. Il coach ha giustamente creato artificialmente una situazione difficile in cui potrei ritrovarmi in Florida. Con pochissima corsa nelle ultime settimane e un tempo che sapeva mi avrebbe messo seriamente alla prova, l’obiettivo era rendermi abbastanza duttile da superare con la testa i limiti che anche un corpo ben allenato raggiunge quando tocca certe distanze. La soluzione al gioco era semplicemente “rallenta e trascinati al traguardo”.

Io invece, come al solito, ho preteso troppo concentrandomi tra l’altro sulla priorità sbagliata. Insomma, come spesso mi capita ho cercato  di fare “un po’ di più” quando per portare a casa il risultato sarebbe stato sufficiente fare “un po’ di meno”.

Sto cominciando a rendermi conto che la vera sfida non è arrivare in fondo alle gare o battere un record, si tratta piuttosto di cambiare il modo in cui percepisco e giudico me stesso. Accettare i propri limiti sarebbe il primo passo per superarli. La strada è lunga.


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Vuoti che si riempiono da soli

No, non mi riferisco allo spazio che separa la stratosfera dalla superficie del pianeta terra, riempito da un tizio austriaco che di nome fa Felice (più che un nome una dichiarazione programmatica),  e neppure ai bicchieri di birra che amo svuotare (e conseguentemente ripristinare) dopo ogni garetta (la birra è la bevanda dell’atleta, è risaputo) ma a questo periodo forzato senza lavori specifici o obiettivi capaci di caricarmi e motivarmi a dovere. Un horror vacui irrazionale che mi premuro di coltivare con cura da sempre, e dal quale mi difendo riempiendo l’agenda di cose da fare (sostanzialmente creando muri sempre più alti per avere poi la soddisfazione di scavalcarli) così che non sia costretto a rimanere neppure un attimo inerte e solo con i miei pensieri.

Eppure il tempo è passato, le settimane si sono allineate ordinatamente una dietro all’altra e oggi se guardo indietro vedo in questa non-stagione una ricchezza  inaspettata. Ho scoperto il piacere di correre solo per il gusto di sudare un po’ producendo endorfine, cambiare i percorsi assecondando la bellezza della luce di una strada rispetto ad un’altra o semplicemente modificare l’itinerario  per vedere dove scappano lepri e scoiattoli quando ci incrociamo sul sentiero al confine del bosco (si infilano sempre per la stessa stradina, ero curioso).

Settimane in cui ho avuto il privilegio di scambiare qualche chiacchiera con atleti affermati (tra cui un campione del mondo di ciclismo che non è che si incontra tutti i giorni; ne ho approfittato per ottenere consigli di guida), crearmi un meraviglioso gruppo di compagni di allenamento in piscina, accelerare quando avevo voglia di andare più veloce, rallentare quando bicipiti o quadricipiti segnalavano al Capo (l’eminenza grigia che sta sempre bella comoda dentro il cranio) che andare a spasso è bello ma ad un certo punto si sta bene pure seduti.

Insomma, sport o non sport, Ironman o bocce che sia, è evidente che alla fine nella vita conta molto di più l’atteggiamento con cui si affrontano le situazioni, piuttosto che le situazioni in quanto tali. Facile a dirsi, un po’ meno a farsi, direbbero i più. E invece no, difficilissimo è prenderne coscienza, avere la percezione nel momento in cui siamo in difficoltà (perché la stanchezza sta prendendo il sopravvento, perché la pioggia è forte, perché il nostro intestino si sta ribellando contro di noi) che nel 99% dei casi i problemi sono affrontabili e risolvibili, a patto di trovare dentro di sé la forza e la determinazione per scegliere di esserne i controllori e non i controllati. Una volta accesa la lampadina fare qualcosa per cambiare l’inerzia delle cose è il meno.

 Alla fine credo finirò con l’ammettere che anche questo strano periodo di vuoto è servito. Perché ho scoperto che il vuoto non esiste se hai abbastanza creatività per plasmarlo in ciò che vuoi.


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Leggerezza e densità

Quando sabato mattina ho terminato l’ultimo allenamento della settimana stanco il giusto e con un sorrisone largo così sulla faccia ho capito che la terapia di rigenerazione sta funzionando.

Questa off season mi sta insegnando un sacco di cose, prima fra tutte che leggerezza e densità non sono agli antipodi, come uno potrebbe immaginare, ma che in realtà possono andarsene tranquillamente a passeggio insieme.

La leggerezza nel carico di lavoro e nell’intensità mentale ti permette infatti di sperimentare nuove sensazioni e con maggiore coscienza. Il trucco è mettere da parte i pregiudizi e darti la possibilità di guardare le cose da prospettive diverse dal solito. Essere meno fissati con un obiettivo permette di spostare lo sguardo dall’orizzonte a ciò che hai sotto il naso, lasciandoti vivere con maggiore intensità il quotidiano. 24 ore diventano così un tempo troppo breve per poterci far stare tutto quello che vuoi (densità!) e alla fine anche se sei stanco morto hai la netta percezione di essere cresciuto almeno un pochino, ogni giorno, specialmente quando:

 1) Chrissie Wellington, l’atleta che ammiri di più, 4 volte campionessa del mondo Ironman e detentrice del record mondiale sulla distanza (8h18’13”) ti dice che il riposo è necessario perché permette a ciascuno di noi di rimettere le cose nella giusta prospettiva, ricaricarsi e individuare il percorso di crescita su misura – e scopri che ha ragione (detto da lei, che per di più si è presa un anno sabbatico, fa un certo effetto);

2) grazie all’obbligo di fare tutto a sensazione, guardando il crono solo al termine a puro fine di registrazione\archiviazione dati, elimini “l’ansia da prestazione” negli allenamenti – e ti rendi conto che sei tornato a sorridere mentre corri e pedali (in vasca no, altrimenti affoghi);

3) senza l’assillo del tempo ti concentri molto di più sulla tecnica – e cominci a rimediare al tuo problema dei primi chilometri in bici senza energie semplicemente usando quasi zero le gambe per nuotare (ovviamente compensando con la maggiore spinta delle braccia, una cosa su cui devo ancora lavorare tantissimo ma la direzione è quella giusta);

4) provi il percorso che la prossima primavera ti dovrà condurre da casa in ufficio e viceversa almeno un giorno alla settimana – e scopri che si tratta di un bellissimo vallonato molto simile al tratto bici dell’IM Florida, ma soprattutto che in 2h15 riesci a fare Parma – Maranello (65 km circa) spegnendo la tua maggiore preccupazione circa la necessità di pedalare tanto e non averne il tempo;

5) il coach dichiara che ti preparerà secondo i più moderni dettami della medicina sportiva per i quali meglio privilegiare la qualità (allenamenti brevi ad altissima intensità, qui l’articolo per chi fosse interessato), piuttosto che la quantità (sedute lunghe, lente…e distruttivi per le articolazioni) – ed è subito evidente che questo si concilia alla grande con il tuo poco tempo a disposizione

Insomma, ce n’è abbastanza per riempirne due di settimane con questa roba!

p.s. sul blog di Anne c’è un bel post che parla di felicità (in generale, mica solo legata alla corsa). Ecco, a parte la condivisione sulla filosofia di fondo vorrei aggiungerci una cosa: la felicità non capita per caso, non è questione di essere fortunati. La felicità si costruisce, giorno per giorno, impegnandosi a trovare un senso anche ai momenti difficili. Tenendosi il buono di ieri e pensando che domani sarà meglio. Lamentarsi senza fare nulla per cambiare situazioni che non ci piacciono non serve a niente. Le cose vanno fatte, qui e ora. Sempre.


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La macchina del tempo

Ci sono periodi in cui giorni, settimane e mesi si succedono senza che io abbia la sensazione di un vero mutamento. Come se mi spostassi all’interno di una galassia, procedendo per lunghe distanze ma rimanendo comunque dentro un perimetro familiare. E’ la classica sensazione di quando si entra in una certa routine, che sia lavorativa o di allenamento. Personalmente trovo molto comodo stare dentro uno schema predefinito di vita sportiva: lunedì nuoto, martedì corsa, mercoledì bici, giovedì nuoto, venerdì pesi, sabato riposo, domenica combinato. Due settimane di carico e uno di scarico. Avanti per mesi, fino alla gara. Semplice e intenso, però non sostenibile senza pagarne un prezzo.

Poi ci sono momenti in cui sembra di entrare in un tunnel temporale dove, abbandonata la galassia ormai diventata conosciuta e rassicurante, si attraversano a velocità altissima spazi vuoti privi di riferimenti che conducono in nuove zone dell’universo, tutte da esplorare. E’ quello che mi è capitato negli ultimi 7 giorni dove sono passato da uno stato di esaurimento fisico pressoché totale, inclusa classica “infreddatura” da cambio di stagione, ad una nuova dimensione di grande tranquillità.

Lunedì scorso, dopo una nuotata neanche troppo impegnativa ho infatti fatto le valigie per partire alla volta di Parigi. Al termine di 3 giorni di lavorativi intensissimi (poco sonno, ancora meno cibo, tanta pressione mentale) ho ceduto di schianto beccandomi mal di gola, raffreddore e provando un generale senso di spossatezza. Fortunatamente sono bastati due giorni e mezzo di riposo associato a rilassatissimi giretti per la città (ogni volta sorprendente) in compagnia di mia moglie per rimettermi in sesto, più di testa che di gamba.

Non ho potuto correre, dunque, con mio grande rammarico, in un posto in cui i lunghi boulevard e i magnifici parchi sembrano fatti apposta per ospitare noi runner e dove, in effetti, tantissime persone corrono, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

In questo modo però sono riuscito a fare qualcosa che prima proprio non mi riusciva: archiviare in maniera definitiva questo 2012 agonistico, svuotandomi per bene la testa. L’ultima gara, disputata sole 2 settimane fa, mi sembra ormai lontana anni luce, così come mi sembra lontano anni luce lo scorso lunedì. E’ stato necessario spezzare la routine, rassicurante ma in cui spesso si rimane prigionieri, per azzerrare i contatori. Anche se è faticoso ad un certo punto diventa indispensabile mettere in soffitta le esperienze passate, per quanto ad esse ci possiamo affezionare.

Svuotare il serbatoio delle scorie accumulate e prepararlo ad essere riempito con un sacco di idrogeno fresco è la premessa fondamentale per creare ferro di ottima qualità. Ecco, finalmente sono riuscito a liberarmi dei rifiuti dell’ultimo anno di impegni (non solo sportivi), ora non rimane che sfruttare le prossime settimane per fare il pieno di carburante. Poi potrà iniziare la nucleosintesi stellare.

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