L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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Le IMperfezioni provvisorie

Una settimana alla gara. I giochi sono fatti, tempo di scaricare e riempire ogni singola cellula di energia.

Eh sì, la fai facile tu. Ho tirato come un matto, messo in fila lunghissimi su lunghissimi e ora anche solo corricchiare per un’oretta mi costa un’enorme fatica. E poi, quanto sono lento. Soffro.

Il cuore che non sale per la stanchezza accumulata, le gambe dure non appena provo a spingere un po’ sui pedali, la falcata corta, solo la bracciata è brillante, il nuoto è così, il nuoto è strano ti inganna sempre, non lo puoi imbrigliare dentro a uno scarico. E poi la cistite che ho trascurato, i pantaloni della divisa a cui non mi sono abituato, le mie nuove Wave Rider 17 che accidenti a loro sono solo l’ombra del glorioso nome che portano. E’ sufficiente un attimo di cedimento, la tentazione di lasciarsi un po’ andare, metto tutto insieme e vado in panico. Continua a leggere

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Non l’avevo mica capito

“Ah ma io non avevo capito che lo fai per tutte queste ragioni”, mi dice il mio amico Alessio mentre siamo a cena l’altra sera – l’oggetto della conversazione ovviamente è l’Ironman “io pensavo fosse solo per il gusto della sfida fisica”.

Certo che no! a me sembra assodato e implicito e invece evidentemente “da fuori” non è così. Andiamo con ordine e proviamo a rispondere alla domanda: perché ti sottoponi a una tortura del genere?”

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Progetti per il futuro

2 novembre 2013: nato per la seconda volta

2 novembre 2013: nato per la seconda volta

Caro blog,

avevo pensato di chiuderti, dopo la fine dell’avventura americana. Sei stato un compagno di viaggio ingombrante, mi hai richiesto tanto tempo e energie. Per lo più ti sono stato fedele, a volte ti ho trascurato, cercando poi di recuperare il tempo perduto ma ultimamente rinunciando persino a quello.

Un anno bellissimo e terribile contemporaneamente, quello vissuto con te. Eppure un anno che mi ha fatto crescere, costringendomi ad affrontare a viso aperto i problemi, farmi attraversare dalla paura e dalla sofferenza tremenda che solo la perdita di un genitore può causare (e per carità, non ne faccio un dramma che tante persone affrontano tragedie peggiori, questo in fondo è semplicemente il ciclo della vita). Continua a leggere