L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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Missione Compiuta, anche a Rimini. Nonostante tutto.

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Il cielo è plumbeo, a tratti piove, c’è decisamente troppo vento per fare il bagno e la muta non è affatto adatta per un rilassante bagno sulla riviera romagnola. Non c’è nulla di confortevole, in effetti, in questa prima frazione del Challenge Rimini numero tre, a eccezione del pensiero vagamente compiaciuto che sia stata una gran furbata tenermi tutto a sinistra rispetto al gruppo verso la prima boa, in compagnia di pochi intimi. E’ un attimo, il pensiero di scivolare dolcemente portato dalla corrente giusto giusto già in traiettoria per la seconda lontanissima virata, e arrivarci per davvero. Tutto facile, tutto veloce, troppo perché non ci sia un trucco dietro. Continua a leggere

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L’importanza di lasciar (s)correre

Alternative divertenti al solito allenamento

Alternative divertenti al solito allenamento

Si muove veloce la campagna sotto le ruote larghe e tallonate della mountain bike. Il cervello sbatacchia contro la scatola cranica e per fortuna che l’ammortizzatore anteriore rende gli scuotimenti tutto sommato tollerabili. Un rivolo di sudore scende dalla fronte, dentro le orecchie il suono del cuore che pompa forte. Strappetto, quadricipiti che producono acido, respiro che si mozza. Neanche il tempo di arrivare in cima, ecco subito la discesa tecnica e guidata, poi giù in fondo occhio al fango che diventa una trappola, su un pignone piccolo per tirarsi fuori da queste sabbie mobili. Se ti distrai sei fregato, l’impatto con il terreno è garantito.

È proprio come vivere, penso, pedalare in fuori strada.

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Challenge Rimini 70.3 – si vive insieme

L’ho già scritto qui e là ma vale la pena di ribadirlo: la cosa più bella che mi sia capitata da quando ho iniziato ad allenarmi per l’Ironman sono i tantissimi nuovi amici che ho incontrato, anzi, come mi piace dire, in cui mi sono “imbattuto”. L’aspetto più sorprendente è che tutto è nato dal casuale incontro su Twitter con coach Frankie, a sua volta generato dall’appropriato uso del tag #run e dalla scoperta dei Runloveri, senza il quale oggi non sarei qui a dire di aver concluso 2 mezzi Ironman in 33 giorni, meno di 12 mesi dopo il mio debutto assoluto in quella che lo scorso anno era per me una disciplina sconosciuta. A proposito, sabato si celebra il “rito” di iniziazione dello Sprint di San Giovanni in Persiceto, lì dove tutto è iniziato: in bocca al lupo a tutti i novizi della Polisportiva Porta Saragozza.

Il coach mi ha portato dentro questo mondo, prima inimmaginabile, fatto di passione, dedizione e solidarietà. Sì perché quando si condivide la fatica, quando si superano insieme le difficoltà si diventa fratelli e sorelle. E’ la lezione dello sport, un insegnamento di cui raramente si fa tesoro e che spiega in maniera molto semplice per quale ragione bisognerebbe investire di più in questo settore e soprattutto nella diffusione della sua cultura tra i più piccoli. Sarebbe un piccolo mattoncino utile alla costruzione di un mondo migliore.

Prendere parte ad una gara importante è bello di per sé ma parteciparvi insieme al coach e a tanti compagni di squadra è il massimo. Domenica mattina, quando siamo entrati tutti insieme dentro l’area di transizione per preparare i cambi avrei potuto avere paura, paura di affrontare una sfida difficile, nuotare nel mare agitato, sentire il freddo in bici e provare dolore durante la corsa. E invece mi guardavo intorno e vedevo le divise giallo blu della nostra amata società, i volti degli amici intenti a non lasciare nulla al caso, sentendo poco a poco tornare calore e sicurezza.

E poi con il tempo si sono aggiunte tante altre persone, ciascuna che in un modo o nell’altro mi sta aiutando a raggiungere l’obiettivo, e tutte incredibilmente riunite a Rimini nello stesso week end. Roberto (la nostra lepre dei combinati in Romagna), Alice (triatleta in erba se possibile più sognatrice e entusiasta di me) con Gus e le nuove scoperte Marco e Davide “Mc”Meda, senza dimenticare la banda di matti Runlovers formata da Big, Martino Tino Mar Pietropoli, Jack e dalla mia psicoterapeuta Anne, che anche se non c’erano era lì con me, senza contare i tanti amici di twitter che mi sostengono (ma soprattutto sopportano). E ovviamente, su tutti, la mia mogliettina paziente e dolce che più di tutti si cucca sveglie ad orari improbabili, mi aspetta a casa quando rientro la sera tardi per completare gli allenamenti, week end di gara in posti dimenticati dalla civiltà, e che per farsi passare le ore in cui sono impegnato in corsa ha persino imparato a fare le foto (quelle di questo post sono sue).

Insomma, senza tutte queste persone accanto a me tutto questo di sicuro non avrebbe la stesso valore.  E poi chiamatelo sport individuale.

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Cosa c’è di più bello di una Tz in umido?

Il mio coach Ironfrankie, un uomo tutto d'un pezzo.

Il mio coach Ironfrankie, un uomo tutto d’un pezzo.

Alice al debutto in mare ha scelto una giornatina tranquilla. Micol si assicura che non imbarchi acqua.

Alice al debutto in mare ha scelto una giornatina tranquilla. Micol si assicura che non imbarchi acqua.

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Senza compagni di squadra non si va da nessuna parte. Qui con Luca all’arrivo in T1 dopo aver pedalato con lui per quasi tutta la frazione.

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Sofferenza sofferenza sofferenza

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L’agognato traguardo


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Ironman 70.3 Lido di Volano

Infreddolito e in preda alla nausea dopo la frazione in bici

Infreddolito e in preda alla nausea dopo la frazione in bici

Una gara che è un allenamento dopo un mese in cui non sono riuscito ad allenarmi con continuità. È stato questo, in sintesi, il senso della prima gara di triathlon della stagione 2013, per decisione del coach il trathlon medio (mezzo Ironman, per capirci) al Lido di Volano, in provincia di Ferrara nel bel mezzo del parco naturale del Delta del Po.

Ho approcciato l’impegno con una certa dose d’incoscienza, e a posteriori dico meno male perchè altrimenti sarei stato molto agitato nei giorni precendenti, e invece, dopo qualche giorno passato a casa dei miei ho avuto modo di trascorrere con Annalisa e qualche buon amico un bel sabato a Ravenna e Ferrara per concentrarmi sulla gara solo al risveglio questa mattina.

Folta la rappresentanza del team Saragozza che oggi ha visto tanti debutti e molte soddisfazioni. Gianmarco ha chiudo in buona posizione con un tempone (5h11′), Jacopo mi ha fatto compagnia durante il difficile finale, Piergiorgio, Angelo e Alberto sono diventati triatleti al termine di una gara per gente tosta, Giulia bella gara. Peccato i ritiri di Frankie (foratura) e Fabio (scivolata) e Claudia fuori tempo massimo.

La gara

Mare piatto acqua calda, pronti via non riesco a nuotare come si deve. Mettevo la testa sott’acqua e bevevo. Sono finito praticamente ultimo finché non mi sono detto che era ora di piantarla con le cazzate e ho cominciato a fare per bene. Recupero forsennato, tra l’altro finalmente gestendo bene l’approccio alle boe (da sopra e poi taglio deciso non come lo scorso anno sempre “scadendo” e dovendo poi fare un sacco di strada in più “in salita”.

Insomma esco in 40′ (il mio “solito” tempo, non oso immaginare cosa avrei fatto senza il problema iniziale. Si vede che ho nuotato tanto nell’ultimo mese) e vado a prendere la bici. La muta nuova è uno spettacolo, venuta via senza problemi. Metto su la giacchina a maniche lunghe e inizio a pedalare.

Ovviamente mi passano in un bel po’, purtroppo in bici in pianura sono pessimo e ancora di più se non mi alleno. Però mi metto lì sul mio passo, regolare 31/32 km/h a parte i tratti con vento contro. Poi inizia a piovere, prima poco poi diventa una pioggia insistente. Cerco di non farmi condizionare, bevo e mangio come un orologio svizzero. Finisco la bici dopo 80 km a 29,1 km/h di media (più corta ma compensata dalla corsa di 23 km) abbastanza indietro ma perfettamente in linea con il mio piano. Ora mi aspetta la corsa e sono tutto ottimista, rimango con il body.

Primo km la solita tortura, al secondo anziché sciogliermi continuo a soffrire. Mi viene in mente che ultimamente ho corso così poco che ora pago a caro la nulla facenza forzata. In più le barrette mi hanno fatto venire una gran nausea, sto decisamente male e soprattutto sono più occupato a ascoltare il tendine che a correre forte. Tampono la nausea con i biscotti secchi dei rifornimenti (ottimi) e sgorgo tutto con un sorso di coca cola molto frizzante. Va meglio, arrivo verso il nono che comunque viaggio bene, poi però crollo.

La sofferenza degli ultimi chilometri nella mezza maratona.

La sofferenza degli ultimi chilometri nella mezza maratona.

Il percorso è principalmente costituito da un rettilineo di 2 km in mezzo alla pineta, completamente infagato, pozzanghere enormi (non vi dico i piedi quanto sono bagnati), rallento rallento fino a 6’/km, gli ultimi 5 devo combattere contro l’istituto di fermarmi, guardo solo le scarpe per evitare di vedere la luce in fondo alla pineta, lontana lontana che non raggiungo mai mentre la pioggia continua a essere battente. Soffro tantissimo ma alla fine ce la faccio (23 km a 5’33″/km, lentissimo): 5h39’11”, 49″ meglio di quanto preventivato.

Quando mi riprendo ho anche un po’ di commozione, sono un mezzo uomo di ferro.


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Training Report: Week 17 – Day 1

Martedì ho ripreso con le gambe belle fresche dopo il lunghissimo di sabato, con un’oretta di corsa così suddivisa: 4k a 5’00”, 4k a 4’45”, 4k a 5’00”. In realtà stavo così bene che ho tirato via 10″/km al programma, ne è uscita una seduta comunque bella sciolta e  rilassata, come dimostrano i 158 bpm. A parte il solito freddo e il solito buio tutto liscio con sorriso finale e 15′ dedicati allo stretching.

Certo, forse avrei sorriso un po’ di meno se avessi saputo che causa deliri lavorativi avrei poi dovuto saltare seduta di nuoto mercoledì, 25k di corsa giovedì e 10k di kill&go (100 ripetute da 100m a tutta) venerdì. Purtroppo bisogna imparare a convivere con gli imprevisti.

Running
Distanza: 12km
Tempo: 56’59”
Passo: 4’44″\km

Scarico dati Garmin


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Training Report: Week 16 – Day 5

Si lo posso dire, oggi ho fatto un capolavoro. Il primo lunghissimo per Roma, da 28k, l’ho corso sotto una tormenta di neve che avrebbe convinto qualsiasi essere umano sano di mente a fermarsi. E invece questo testone qui se n’è fregato del tutto dei fiocchi che gli schiaffeggiavano la faccia, delle Wave Rider zuppe d’acqua, di un piede semi congelato e si è sparato tutta la distanza prevista dal programma.

Partenza tranquilla a 5’/km come da ordini del coach, su fondo ancora molto buono, poi intorno al 20° contestualmente al drammatico peggioramento del grip, strada ormai bianca, ho abbassato il ritmo fino a 4’45″/km, o giù di lì, finendo a tutta. Per non dovermi fermare, togliere i guanti ormai fradici e rimettere in moviemnto le articolazioni ghiacciate ho preferito non fermarmi né a bere né a ingoiare il gel che avevo previsto al 20°. Direi meglio perchè mi sono auto dimostrato che fino al chilometro 30 ci arrivo senza mangiare. Sull’idratazione invece è andata bene solo perché la temperatura era così bassa, rimango dell’idea che in condizioni normali bisogna bere ogni 5 km, con grande disciplina.

Di benzina ne avevo ancora tanta, nonostante molta energia se ne sia andata nel mantenermi in equilibrio. Dopo 1h di corsa soprattutto le ginocchia sono diventate rigidissime per il freddo, una sensazione simile a quella che avevo provato sotto il diluvio di Milano ma molto, molto peggio.

Poi c’è tutta la parte circa i pensieri e i trucchi mentali che mi sono dovuto inventare per non cedere, ma questo lo metto nel prossimo indaflow su runlovers.it

Running
Distanza: 28 k
Tempo: 2h17′
Passo: 4’53″/km

Scarico dati Garmin


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Training Report: Week 16 -Day 2

Pulita, la definirei così la corsa di ieri. Un’ora precisa corsa al ritmo maratona, battito medio 153 ovvero 1 bpm sopra zona 2, muscoli e tendini soffici come quelli di un neonato, caviglie brillanti, quadricipiti solidi. Avessi potuto cambiare qualcosa avrei solo tirato un po’ sul il riscaldamento perchè continua a fare freddissimo e mi si sono congelati polsi e mani (ho dimenticato i guanti, maledetto me, e queste sono le due settimane dell’anno in cui vanno usati anche se li odio). Al termine15 minuti iper rilassanti di stretching in palestra, giusto per non lasciare niente al caso e prepararmi all’appuntamento di oggi con un collinare un po’ più impegnativo.

12,5 chilomentri totali che fanno bene alla testa perchè andarsene a zonzo a 4’49” al chilometro senza  fare fatica mi fa pensare che una maratona intera così…si può fare. Certo non sarà facile perchè già mi vedo al trentaduesimo cominciare a rallentare, sentire il cuore andare su e contemporaneamente le gambe appesantirsi. Ma insomma, se non fosse difficile non staremmo neanche qui a parlarne no? Ci dedicheremmo ad altro.

Running
Tempo: 1h
Distanza: 12,5 km
Passo: 4’49″\km
bpm: 153