L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


4 commenti

Training report: Week 1 – Day 5

Da qualche parte salendo per la Cisa. Photo by Tower, postproduzione by Andrea Fischerman Marchese (http://www.andreamarchesephotographer.com/)

Per l”uscita in bici di questa settimana è stata fondamentale una pianificazione accurata incrociando previsioni meteo ( il week end era previsto da schifo) e cose da fare in ufficio/ferie arretrate che devo obbligatoriamente consumare entro fine anno. La scelta è caduta su venerdì come giornata libera, ottima anche perché così con la mia mogliettina al lavoro non ho rubato tempo alla vita famigliare.

Giornata piuttosto rilassata, quindi niente crono (peraltro ancora in attesa del manettino SRAM in garanzia per sostituire quello sbriciolatosi nell’olimpico di Sarnico, ad agosto…) e responsabilità di portare a spasso il mio deretano affidata alla Scapin da corsa, la mia “sgangherina” come mi piace definirla, anche se in realtà non è niente male. Certo paragonata al razzo Argon18 E-114 tutto carbonio e galleria del vento lei poverina ne esce con le ossa rotte.

Giretto classico con salita a Poggio di Berceto (a 9km dal Passo della Cisa, per intenderci) partendo da Parma via Felino – Calestano. Con la consegna di stare sotto i cento chilometri  non ho raggiunto Berceto quindi il dislivello alla fine si è fermato appena sotto i 900m. Sole e temperatura mite mi hanno fatto propendere per divisa invernale ma pantaloni corti e giacchina a maniche lunghe sopra a una termica corta. Niente anti-vento supplementare, scelta tutto sommato giusta a parte un po’ di freddo nella parte alta della discesa ma mi sa che siamo proprio agli sgoccioli. La prossima pedalata sarà con soprascarpe e sottogola…

Partenza molto tranquilla, poi quando la strada ha cominciato a salire in maniera più convinta mi sono messo d’impegno a spingere il 53 finchè ho potuto. L’ascesa è lunga e regolare con qualche strappo oltre il 10% ma per la maggior parte permette di stare in sella sviluppando un buon wattaggio. Discesa pedalabilissima e quindi ne ho approfittato per spingere dato che la scorsa stagione a fronte di salite in cui superavo 20 persone poi subivo il recupero di quelle 20 più altre 20…

A parte il male di sedere dopo un paio di mesi senza fare dei lunghi, devo risolvere un problemino non da poco: se sto seduto in sella a lungo spingendo forte mi viene rapidamente un formicolio fastidiosissimo al piede destro che si “addormenta” e raffredda. Un vero e proprio tormento che non dipende dalle scarpe (mi succede con due modelli diverse di marche diverse) e sul quale mi sto arrovellando da un po’ (proverò con una sella più morbida, potrebbe dipendere dallo schiacciamento di qualche nervo).

Rientrato a casa con 90 km giusti giusti, e sceso dalla bici stanchino, ho avuto un flash: questa è solo la metà del percorso bici che dovrò affrontare a Panama Beach…e poi ci sarà la maratona. E il pensiero”mio Dio in che guaio mi sono cacciato” per un attimo ha attraversato il mio cervello. Per un attimo solo però.

BICI

Distanza percorsa: 90k
Tempo totale: 3h’21′
Aumento di quota: 890 m
Velocità media: 26,7 km/h
Bpm medi: 151
Meteo: Sole
Temp: 19 gradi
BDC Scapin


4 commenti

Training Report: Week 0 – Day 5

Oggi trasferta sull’Appennino bolognese per un’uscitina in bici con i compagni di squadra della Polisportiva Porta Saragozza sotto lo sguardo vigile di coach Ironfrankie.

Nessun programma specifico previsto, l’allenamento doveva più che altro essere una scusa per recuperare l’abbigliamento invernale e far girare le gambe in compagnia su un anello da Pianoro a Loiano e ritorno, salendo da una strada “secondaria” e scendendo lungo i mitici tornanti della statale della Futa. Ma le sorprese sono sempre dietro l’angolo…ne è venuta fuori praticamente la simulazione di un olimpico: 15k di falsopiano in salita sempre oltre i 30 km/h, poi 5k di salita intorno al 6% e infine velocissima picchiata verso il campo base abbondantemente oltre i 50 di media e top speed a quasi 70 km/h.

BICI

Distanza percorsa: 45k
Tempo totale: 1h’40’
Aumento di quota: 700m
Velocità media: 26,5 km/h
Bpm medi: 162
Meteo: coperto
Temp: 15 gradi
BDC Scapin

Commento seduta
Solitamente mi alleno da solo in bici e invece uscire in gruppo fa una gran differenza: si viaggia più veloci, si rende di più e quando si comincia a soffrire l’ultima cosa a cui si pensa è mollare. Inoltre oggi il coach mi ha dato un saggio di come si affronta una discesa non tecnica, ovvero pedalando a tutta, altro che rilassarsi come faccio di solito io.
Sotto l’aspetto della prestazione, nonostante i chilometri siano stati pochi la seduta è stata impegnativa essendo sempre stata condotta “a tutta”. Se ieri con il circuit training mi si erano riempiti di acido i muscoli usati per correre, oggi ho pensato bene di dare il colpo di grazia agli antagonisti. Diciamo che questa prima parte di preparazione dedicata al potenziamento è iniziata nel modo giusto. Dolore a parte tutto ok, avanti cosi.

Peso
61,0 kg


3 commenti

Lascia a casa quel c***o di orologio! (ovvero accettare i propri limiti è il primo passo per superarli)

E’ domenica sera, sono comodamente seduto sul divano davanti a una partita della NFL, ho appena svuotato una bottiglia di birra artigianale padovana e in teoria questo post avrebbe dovuto essere il recap della mia settimana di allenamenti.

Pensavo di raccontarvi di come avessi ricominciato a spingere con l’obiettivo di scendere sotto i 40′ sui 10k nel giro di 2 mesi, snocciolando minutisecondichilometrimetribattitiewatt incolonnati per benino sui miei fogli excel. Di una settimana con due sedute impegnative e veloci in piscina, di due sessioni in bici tra cui una da 80k di pianura in due ore e mezza perennemente in posizione crono, e di due uscite di running a 4’10” di media….ma non è così perché martedì e sabato a piedi sono stato 20”/km più lento di quanto la logica avrebbe voluto e così addio fredda e scientifica pianificazione dei miei progressi.

Over training, l’impietosa, e ahimè corretta diagnosi, da parte del mio coach. Via il Garmin, il suo ordine e “lascia a casa quel c****o di orologio ” l’esortazione della mia amica e socia di corse Anne (che ben riassume la situazione e quindi si merita il titolo a questo post), per non parlare del cazziatone (senza censura, non è una parolaccia) che mi sono preso da mia moglie ieri notte all’una, dopo aver pazientemente sopportato una giornata di musi lunghi da parte mia perché “non riesco a fare i tempi” e “il coach mi vuole mettere a risposo di nuovo”.

Ebbene sì, ci sono ricascato nel vizietto di crearmi programmi tiratissimi con obiettivi assurdi solo per compiacere il mio ego e dimostrare (a me stesso prima che al mondo, ma certamente anche al mondo) che “sono capace di fare qualsiasi cosa”. Neanche una settimana di riposo che subito mi sono rimesso a tirare come un disperato, con una road map chiarissima in testa: sotto i 4’/km entro la fine di novembre sotto i 3’50”/km entro inizio primavera, sotto i 3’40” per la fine dell’estate, così si va in Florida con la maratona da chiudere in meno di  3h e magari ci scappa la qualificazione per Kona al primo colpo.

Pazzo visionario arrogante che non sono altro. Ancora una volta mi sono dimenticato che il corpo esige rispetto e che se questo non gli viene tributato lui è capacissimo di prenderselo con la forza. A differenza di quanto accaduto ad agosto stavolta almeno ci ho impiegato solo una decina di ore a convincermi che se non la pianto di caricarmi e analizzarmi come se fossi una macchina e non un essere fatto di carne e sangue non andrò proprio da nessuna parte. Così stamattina me ne sono uscito in bici in tutta calma lasciando il 910XT in tasca, affidandomi solo alle sensazioni e divertendomi anche parecchio, partendo rilassato, spingendo quando me la sentivo e recuperando quando ne avevo bisogno.

Mentre pedalavo per la bassa parmense un po’ mi guardavo attorno pensando a quanto amo le cose e le persone che riempiono lo spazio lungo l’argine emiliano del Po (culatello, parmigiano e le tradizioni di chi li fa, innanzitutto), e un po’ rimuginavo su me stesso, sulle mie ossessioni e sulla mia incapacità di accettare i limiti. Ho sempre pensato che non fissare obiettivi difficili e scegliere di affrontare sfide al limite dell’impossibile fosse un atto da pusillanime, da gente smidollata e irrispettosa di se stessa. E invece osservando con un po’ di distacco le vicende degli ultimi mesi (over training, riposo forzato, ottimi risultati, promesse di riposo mancate e di nuovo over training) mi tocca riconoscere che anche inseguire tutte le sfide ad ogni costo può portare all’infelicità, di sicuro a farsi del male.

E allora, siccome molte persone che mi conoscono bene e mi vogliono bene stanno unanimemente suggerendomi di prendermi meno sul serio e avere un po’ meno pretese da me stesso temo di essere costretto a dare loro retta. Nelle prossime settimane, dunque, allenamenti meno frequenti e nessuna misurazione in corso, concessa solo a fini d’archivio un’occhiata superficiale dei dati a fine sessione.

Coach Ironfrankie oggi mi ha congedato con una frase misteriosa: “Continui così fino al 21 ottobre. Quel giorno farai una cosa. Tieniti libera la giornata”. Dopo qualche congettura (una mezza? un triathlon? un torneo di assaggio del carrello dei bolliti?) mi sono ricordato del nuovo corso e ho smesso di pensarci. Poi mi sono aperto una birretta.

Ooh) What you want
(Ooh) Baby, I got
(Ooh) What you need
(Ooh) Do you know I’ve got it
(Ooh) All I’m askin’
(Ooh) Is for a little respect when you come home (Just a little bit)
Hey baby (Just a little bit) when you get home
(Just a little bit) mister (Just a little bit)