L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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Su quelli che strisciano al traguardo e su quelli che ci scassano i cabbasisi

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Volevo scrivere un post su quelli che arrivano strisciando in fondo alla maratona, su quelli che li celebrano e su quelli che dicono che farebbero meglio a darsi all’ippica. Su quelli che pensano sia più faticoso correre una 10 km sotto i 40′ che una maratona in 4 ore. Su quelli che l”‘Ironman no tu sei matto” e su quelli che “per lo sprint non vale neppure la pena di cambiarsi”.

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Bentornato a casa

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Ciao eradelferro, è un po’ che io e te non ci frequentiamo.

Sì lo so, ti sei sentito messo da parte. E in effetti hai ragione, ti ho abbandonato.

Quando sei nato, più di quattro anni fa, la mia vita era un po’ diversa da come è ora. Intendo che era davvero un’altra persona. Di quelle serie, con un lavoro rispettabile, in una azienda che quando la sentono tutti fanno “ma proprio quella lì dove fate quelle macchine rosse?” – si quella, con una posizione anche piuttosto invidiata, anche se poi di questo me ne sono sempre strafregato.

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Capanna Margherita: il mio primo 4000

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Punta Gnifetti e Capanna Margherita a quota 4554 m

Nella sala colazioni del rifugio Gnifetti, tremilaseicento e spiccioli metri sopra ad Alagna Valsesia, alle 4:30 del mattino c’è un sacco di gente. Non è normale che tutta questa gente faccia colazione a quest’ora, con il buio pesto fuori, una temperatura non molto distante dallo zero e il vento feroce che alza polvere di ghiaccio. L’unica ragione valida perché un gruppo così numeroso di persone sia intento a spalmare marmellata sulle fette biscottate alle 4:30 del mattino è che là fuori li aspetti un Ironman. Ma qui fuori non c’è nessuna zona cambio, nessuna bicicletta e niente familiari in veste di tifosi. Anche se non ho dormito molto e ho un vago mal di testa perdurante da diverse ore sono molto sicuro che questa non sia una gara di triathlon.

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Non sei portato per la matematica

Sheldon

Ho fatto il Liceo Classico e ho sempre pensato che la matematica non facesse per me, dalla prima elementare fino al primo anno di Università, quando sono stato costretto ad applicarmi un po’ almeno per passare gli esami di economia e statistica. La Fisica invece l’ho sempre trovata interessante…e così quando non ho più avuto l’obbligo di studiarla ho cominciato a leggere prima testi divulgativi, poi più dettagliati. Ad un certo punto mi è stato chiaro che per tentare di afferrare l’eterea bellezza della teoria della relatività generale e le meno cristalline equazioni della meccanica quantistica dovevo ripartire quasi da zero e provare a cogliere almeno gli aspetti tecnici della matematica. Continua a leggere


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A modo mio

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Ho sognato quel traguardo senza sapere esattamente cosa significasse. Ho progettato il percorso per raggiungerlo scoprendo solo durante il cammino quanta fatica costasse. Ho pianto di commozione alla prima partenza, ho sperimentato il Nirvana a pochi chilometri dalla finish line, sono nato la seconda volta quando l’ho attraversata. Ho mantenuto la promessa di portare a casa la medaglia e lui mi ha aspettato prima di andarsene. E’ diventato parte integrante della mia vita, e la mia vita ha assunto un significato più pieno quando ho cominciato ad aiutare gli altri a scoprirne il potere purificatorio. Continua a leggere


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Odi et amo, maratona

Firenze1

Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.
Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento.

Maratona,

sappi che ti odio. Ti odio perché non riesco a sottrarmi al tuo fascino. In un anno in cui avevo le medaglie di tre ultratrail, quattro mezzi e un Ironman intero non c’era alcuna ragione al mondo per cui dovessi impegolarmi in questa storia con te. Eppure con il pettorale sotto al naso, come facevo a resistere alla tua tentazione? Continua a leggere


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Ironman Barcellona: datemi una crisi che ve la risolvo

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Ogni Ironman è un universo a sé stante, non esiste una gara uguale all’altra e in ognuna ci sono difficoltà da gestire e momenti di grande gioia, ben prima del traguardo. Il mio di Barcellona è stato l’IM più complicato e veloce allo stesso tempo, quello in cui la testa ha dovuto funzionare di più ma non per gestire lo stress emotivo come mi era accaduto in precedenza, questa volta si è trattato di muoversi in condizioni avverse per mare, per aria e per terra. Una grande lezione di “crisis management” che cercherò di applicare alla mia vita e perché no, magari passare a chi si occupa di organizzazioni che ogni giorno affrontano la sfida della competizione. Intanto mi godo queste 10 ore 49 minuti e 42 secondi, con cui cancello le 11 ore 1 minuto e 48 secondi di Klagenfurt. Il muro delle 11 è rotto finalmente. Continua a leggere