L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

Odi et amo, maratona

1 Commento

Firenze1

Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai.
Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento.

Maratona,

sappi che ti odio. Ti odio perché non riesco a sottrarmi al tuo fascino. In un anno in cui avevo le medaglie di tre ultratrail, quattro mezzi e un Ironman intero non c’era alcuna ragione al mondo per cui dovessi impegolarmi in questa storia con te. Eppure con il pettorale sotto al naso, come facevo a resistere alla tua tentazione?

Firenze una città bellissima, il cielo azzurro, gli amici entusiasti. Una trappola perfetta.

Ti odio, perché per uno abituato a gare di oltre dieci ore sembri innocua. Eppure lo so che proprio dietro all’apparenza docile si nasconde il tuo vero animo, feroce. Ogni volta mi blandisci con dolci inizi, quando fai sembrare tutto facile, dove ogni passo scorre fluido e i chilometri si succedono rapidi. E mi illudi, ah si che mi illudi, con quei passaggi alla mezza che profumano di primato personale. Di quelli che ti spingono a accelerare ancora, e mentre lo fai sai che hai appena firmato la tua condanna.

Ti odio perché è quando sono più indifeso che mi colpisci. Dopo più di due ore, quando mi illudo di averti domata, ad un tratto mi spezzi le gambe, e gli ultimi 15 km diventano infernali.

Eppure ti amo, perché non c’è esperienza più grande di partire insieme a altre decine di migliaia di persone, che con te hanno condiviso centinaia di chilometri di allenamento, litri di sudore, momenti di esaltazione e incertezza. Ti amo perché 42 km sono tantissimi eppure mi chiedi di correrli veloce. Mi sfida a cercare il limite, a viaggiare sempre sul filo del rasoio, a tirare fuori il meglio di me. Non sei come l’Ironman, che ti dà il tempo di guardarti dentro, terribile anche lui, ma più lento, inesorabile e cupo, no tu sei come una lama di acciaio che mi ferisce con tagli netti. Sei un dolore acuto dal quale sottrarsi in un solo modo: accelerando.

E ti amo perché ogni volta che ti lasci agguantare, comunque sia andata, mi hai svuotato così tanto – e non parlo delle gambe ma della volontà di non arrendermi – che le lacrime versate in pubblico sono il minimo compenso che richiedi per le emozioni che solo tu sai dare.

 

 

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