L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

Il sole te lo devi guadagnare (semi Cit.)

2 commenti

Mi chiedo spesso per quale sbilenca motivazione mi vada sempre a cacciare nei guai.

Prima la maratona, e vabbeh, poi il triathlon, e passi, ma dal momento zero è stato “voglio fare l’Ironman” senza manco sapere cosa fosse. E la novità del momento? l’Ultratrail, ovviamente, della serie “facciamoci del male” (o del bene, a seconda dei punti di vista).

La vista odierna dalla cima della Grigna Settentrionale

La vista odierna dalla cima della Grigna Settentrionale

Tre settimane di allenamenti, dall’ultimo post, che mi hanno scaraventato dentro un nuovo mondo sconosciuto. E’ stato (è ancora) come ricominciare da zero, a partire dai materiali tecnici che sono diversi dal running, diversi dal triathlon e diversi…tra loro, nel senso che in montagna non solo il meteo cambia con il passare del tempo (parlo da ora a ora nell’arco della stessa giornata e da giorno a giorno nell’arco di una settimana) ma anche con la quota. E non solo, alla stessa quota variano le esigenze in base al fatto che si salga o si scenda, che il tratto sia in ombra o esposto al sole. Un casino insomma.

E quindi sperimenta i pantaloni lunghi, corti, pesanti e leggeri. Idem con le maniche e la consistenza delle magliette, per non parlare delle scarpe da scegliere in base al tipo di percorso. Non dimentichiamoci poi dello zaino idrico, ci vuole una laurea in zainettologia per imbroccare quello giusto (dove ha le tasche? quante?, sta bello fermo? ti fa sudare? pesa troppo?)

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A furia di tentativi qualcosa comincio a capirci. Capisco ad esempio che è meglio essere un filo più leggeri che troppo coperti. Che bisogna essere molto modulari quindi meglio manicotti, guanti, anti-vento con maniche togli\metti e che non bisogna dimenticarsi di bere e mangiare anche se il ritmo è veloce e la cosa diventa fastidiosa. Affrontare una gara da 60 km in montagna richiede molto autocontrollo nella gestione delle proprie risorse e tantissima disciplina, mi pare di intuire.

Però poi per fortuna ci sono le gioie che il trail può dare come i panorami mozzafiato quando al termine della scalata ti ritrovi sopra un mare di nuvole sentendoti il re del mondo, dopo essere salito in verticale, letteralmente, nel lato in ombra coprendo gli ultimi metri che ti separano dalla cima, dove ti aspetta il sole a ripagarti di tutta la fatica. Perché il sole, così come la discesa, te lo devi guadagnare.

E ancora, il misto di felicità e paura che si prova a viaggiare veloci in un ambiente così complicato, sentendo che ogni passo è il tuo personale modo di spostare l’asticella. Non ti puoi distrarre, mai, gli occhi devono scandagliare il terreno 10\20 metri davanti a te, il cervello deve decidere quali traiettorie scegliere, i muscoli devono reagire. Basta poco per farsi male, persino un romantico sentiero ricoperto di foglie rossicce può rivelarsi una trappola. Metti il piede su un sasso nascosto e ti parte una caviglia, quindi rimani sempre reattivo, stai pronto a saltare via dall’ostacolo, se è il caso inventati di appoggiare i piedi su due pareti vicine anziché per terra (ebbene sì) ma per carità non ti addormentare mai e poi mai altrimenti sei finito. Rispetta la montagna perché lei è incommensurabilmente più forte di te.

Trail del “Marrone”, Scalata del Cornizzolo e Scalata della Grigna Settentrionale. Poca esperienza per avere la sicurezza di poter concludere i 60 km del “Cinghiale” tra un mese ma abbastanza metri di dislivello coperti per dire che ho un altro amore.

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2 thoughts on “Il sole te lo devi guadagnare (semi Cit.)

  1. che dire???
    semplicemente vai vai vai vai………
    corri come il vento!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    ciao grandissimo!!!!!!!!!!!

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