L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

Qualcosa per niente

3 commenti

Qualche giorno dopo aver nuotato per 3,8 km, pedalato per 180 e corso per 42 sto seduto davanti allo schermo del computer. Rimiro la foto dell’arrivo con scritto “M.Torre – 11h01’48”, scorro i dati del Garmin 910 XT che dissezionano ogni singolo dannatissimo chilometro dei 225,992 percorsi e già so che da qui a poche ore finirò nel solito vuoto post gara. Il corpo è esaurito e la mancanza di un obiettivo su cui concentrarmi mi disorienta.

1382205_10201987658234632_234173461_nDa sette mesi mi vedo come un meccanismo orientato al risultato. Non sono, funziono. Mangiare, bere, allenarsi, dormire, a orari definiti, seguendo le indicazioni scritte sul foglio da una persona di cui mi fido ciecamente, condividere lo stesso cammino con pochi veri amici. E’ una routine confortante, che mi mette al riparo dall’ignoto, dalle incertezze, dalle variabili della vita. Può succedere qualunque cosa, posso svegliarmi la mattina e scoprire che tutto è cambiato senza che io abbia fatto nulla, senza una ragione, ma ci sono sempre una data e un posto, che sono il mio obiettivo e al tempo stesso il mio rifugio, a fare da riferimento. E’ una strada tracciata, chiara, la devo solo seguire.

Siamo fragili e per questo ci rivestiamo di mute lucide per affrontare le onde, saliamo su cavalli di carbonio bardati da guerra per sfidare il vento e alla fine ci spogliamo di tutto per galleggiare sopra l’asfalto, allo scopo di sconfiggere i nostri demoni sulla finish line. Durante i mesi di preparazione e in quelle ore di gara la fatica e la sola aspirazione della meta ci mettono al riparo dalle paure ma dopo, quando tutto è finito, torniamo vulnerabili.

L’ho sempre rifiutato questo momento, proprio io che da tanto tempo predico l’abbandono alla sofferenza. Perché solo lasciandosi attraversare dal dolore ci prepariamo ad affrontare i prossimi ostacoli. E allora questa volta decido che devo spostare anche questo limite, più difficile perché per farlo non c’è una tabella che indica come raggiungere l’obiettivo.

Lascerò che in queste settimane la gambe siano svuotate, la mente priva di un punto d’arrivo per il quale mettersi in cammino. Non ci sarà modo di riversare all’esterno i miei pensieri e neppure di annullarli dentro la fatica. Sarò solo io, consumato, a guardare un mucchietto di cenere dal quale ripartire. E’ ora di abbandonare il sentiero costruito, smettere di pensare quanto sia stata brillante la sua realizzazione e accettare il fatto che per andare avanti a volte è necessario spegnersi.

Fare qualcosa per trovare il niente, e da qui ripartire.

 

 

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3 thoughts on “Qualcosa per niente

  1. Pingback: E dopo la gara più importante? Medita | The Age of Sport

  2. Matteo, ti seguo sempre, seguo le tue evoluzioni e i tuoi successi. Mi piace leggere lgiustae tue riflessioni scritte con vera passione da cui è facile intuire che alla base di tutto quello che fai c’è una grande dedizione e una fantastica voglia di”arrivare”, una grande voglia di centrare gli obiettivi e tagliare il traguardo.
    E’ straordinario quello che fai, straordinario come lo fai, ma c’è qualcosa nelle tue parole che ogni tanto è come uno svincolo cieco: sembra che qualcosa ti impedisca di affrontare la strada alla giusta velocità. Abbandona questa strada e mettiti in carreggiata a distanza di sicurezza, non farti prendere dall’ebrezza di andare troppo veloce perchè poi sarà difficile fermarsi.

    • Grazie per l’analisi Alex. In realtà mi piace pensare che la crescita sia un processo di aggiustamento continuo, fatto anche di passi indietro. Quelli necessari a prendere lo slancio. E poi ci sono altri pezzi della mia vita di cui qui non scrivo ma che inevitabilmente si miscelano con questi argomenti e li possono anche condizionare 😉

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