L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

Le IMperfezioni provvisorie

4 commenti

Una settimana alla gara. I giochi sono fatti, tempo di scaricare e riempire ogni singola cellula di energia.

Eh sì, la fai facile tu. Ho tirato come un matto, messo in fila lunghissimi su lunghissimi e ora anche solo corricchiare per un’oretta mi costa un’enorme fatica. E poi, quanto sono lento. Soffro.

Il cuore che non sale per la stanchezza accumulata, le gambe dure non appena provo a spingere un po’ sui pedali, la falcata corta, solo la bracciata è brillante, il nuoto è così, il nuoto è strano ti inganna sempre, non lo puoi imbrigliare dentro a uno scarico. E poi la cistite che ho trascurato, i pantaloni della divisa a cui non mi sono abituato, le mie nuove Wave Rider 17 che accidenti a loro sono solo l’ombra del glorioso nome che portano. E’ sufficiente un attimo di cedimento, la tentazione di lasciarsi un po’ andare, metto tutto insieme e vado in panico.

E ora l'unica cosa che dovete fare è andare, bambine mie.

E ora l’unica cosa che dovete fare è andare, bambine mie.

Ma ormai mi conosco, conosco l’Ironman, ci sono già passato. Si fa con la testa, non con le gambe, e comunque nelle gambe c’hai infilato tutto quello che potevi, che dovevi. Calma e sangue freddo dunque, bisogna essere analitici: guarda la soluzione, trova il problema, smontalo in ogni sua parte, ricombina gli elementi in modo che diano il risultato che vuoi tu. Non lo subisci, lo plasmi a tuo piacimento.

E’ in questi giorni che conquisti la finish line, ti visualizzi lì sotto, ne senti i suoni, ne respiri l’odore, ti immagini con il sorriso più grande che hai, io ci vedo anche il tempo sul display con le cifre gialle. La fai adesso la fatica, serve ora la concentrazione per far diventare quel giorno il tuo giorno perfetto. Quello in cui ogni singolo pezzo del rompicapo va al suo posto, naturalmente, semplicemente grazie a una piccola spinta. Dopo è solo inerzia, è lei che fa tutto per te, tu trovagli solo la direzione giusta. E’ il flow, è li che ti aspetta, il tuo attimo in cui sei un’intero da solo, in cui sei tutto e sei niente, in cui sei soggetto e oggetto al tempo stesso, in cui ti basta l’ossigeno per respirare e lo zucchero da bruciare. Per essere, essere e basta.

E se ci vedi una contraddizione sei stato bravo, sì c’è. Per arrivare alla perfezione bisogna attraversare mesi di imperfezioni, e sono quelle delle ultime ore le più difficili da accettare. Sono subdole loro, sono quelle che ti mettono il dubbio, “non-ce-la-fa-il-coach-ha-toppato-ti-sei-speso-troppo-sarà-un-fallimento-cosa-pensavi-di-fare”. Ma non pensare che siano il male, sono il bene, perché ti fanno da scuola, sono l’allenamento migliore agli ostacoli che troverai in gara. Dominali ora e niente ti potrà più fermare, nessuna gomitata, nessun vento contrario in bici, nessun crampo.

Ora non rimane che scivolare sull’acqua, fendere il vento, scorrere sull’asfalto. Andiamo ad attraversare l’inferno, e facciamolo con un sorriso sulla faccia, fosse solo perché abbiamo il maledetto privilegio di poterci provare.

 

 

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4 thoughts on “Le IMperfezioni provvisorie

  1. forza e onore!!!!!!!!!!!!!!!!!
    non aggiungo null’altro…..
    😀

  2. Pingback: La settimana pre-gara: Ironman, istruzioni per l’uso | The Age of Sport

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