L'era del Ferro

Dal divano alla finish line


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Training Report: Week 4 – Day 4

Impegni di vario genere nel week end (anche la vita sociale vuole la sua parte) e previsioni meteo funeste mi hanno indotto a miti consigli: questa settimana niente uscita in bici sostituita da ora di spinning.

La bici indoor concettualmente non mi fa impazzire ma per fortuna a ogni lezione c’e sempre un bel gruppo di amici con cui mi diverto un sacco e soprattutto la mitica Gio(rgia) a spaccarmi di fatica. Aggiungiamoci che d’inverno diventa difficilissimo combinare tempo libero, meteo e orari favorevoli alla strada per capire che in realtà si tratta di una vera e propria salvezza.

Essendo per forza di cose un allenamento concentrato (si sta entro l’ora, al massimo in certe sedute si arriva a un ora e mezza) il ritmo è sempre molto elevato. Stasera avevo intenzione di lavorare tra le soglie ma è finita che sono stato sempre vicino a quella anaerobica, con un paio di scorribande ben oltre. Se non ci metto un po’ di allenamento lattacido in questo periodo dell’anno non sono contento.

Difficile valutare sotto il profilo numerico, mi agfido di più ad un’analisi rispetto alle sensazioni. E rimango del parere che la bici è il mio vero punto debole: bcnon riesco a tenere un wattaggio alto a lungo e mi manca autonomia sulla distanza. Non vedo l’ora che torni clima mite e più ore di luce per rimediare a queste lacune.

E infine il pensierino della sera. Sarò ripetitivo ma ne sono sempre più convinto che non sarei assolutamente in grado di sostenere questa frequenza di allenamenti se non avessi a sostenermi tutta una gigantesca squadra di persone e strutture.

Mia moglie, prima di tutto, che pazienta orari assurdi, paturnie perchè capita di rendere 1″ in meno al km e infinite cronache di gare, successi, sconfitte, PB fatti e PB mancati.

Il coach, il burbero coach che veglia sulla mia salute fisica e cerca di darmi un equilibrio mentale degno di tal nome, e i compagni di squadra di Porta Saragozza, che sono una manica di matti a cui so di potermi sempre aggrappare nei momenti difficili.

Salvatore che mi ha insegnato a nuotare da (quasi) zero e i miei soci di nuoto che mi spronano a dare sempre il massimo (special thanks a Stefano che condivide i circuit sotto la pioggia!). Giorgia e i soci di spinning che rendono sempre una festa l’allenamento al chiuso. I fratelli Corsini senza i quali la metà delle volte non uscirei in bici.

E poi la tribù dei tuonati su twitter e facebook, che non sembra ma sapere che ci sono fa tanto quando devi cominciare un allenamento e hai poca voglia o quando sei in piena sofferenza e pensi che ti sostengono. Impossibili da nominare tutti ma voi lo sapete, non c’è bisogno che lo scriva.
Senza dimenticare Ettore, praticamente un’istituzione a Parma in fatto di biciclette: le vende, le aggiusta, le modifica prima di tutto per passione e mi mette sempre nelle condizioni di allenarmi o gareggiare al meglio.

E poi…beh poi c’è una sorpresa che scoprirete fra un po’ che dà ancora più senso a tutto e una motivazione pazzesca a portare in fondo questa pazzia…

Stesso discorso per le “infrastrutture”. Piscina invernale e estiva, una palestra splendida, una pista di atletica, il percorso running da 5k protetto e illuminato. Insomma, questa roba è incasinata ma si può fare, a patto che non siate soli e siate organizzati alla perfezione per sfruttare ogni minuto libero, ogni giornata, al massimo.

Non lo so mica se ci arriverò in fondo alla gara, non so se diventerò uomo di ferro per davvero, però da questa avventura conto per certo di diventare un po’ più uomo, più consapevole della ricchezza umana che mi circonda e dalla quale traggo energia, ricambiandola, almeno spero.


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Training Report: Week 4 – Day 3

L’ho scontato tutto il giorno di riposo, con una bella ora tonda tonda di tecnica delfino impacchettata tra due 400 misti (come riscaldamento e come lavoro finale).
Il delfino è un massacro per addominali e schiena ma soprattutto mette a dura prova la capacità polmonare. Serve un bel po’ di ossigeno per muoversi in quel modo, per tutto di guadagnato ai fini del miglioramento vicino a soglia anaerobica.

Interessante anche vedere come il disastro delle prime vasche (stile vago, velocità prossima allo zero), piano piano si trasformi in qualcosa di quanto meno accettabile, per non dire decente tentativo dopo tentativo. Mettersi a fare una cosa nuova, o anche solo modificare un abitudine consolidata, all’inizio è estremamente frustrante. Muoversi a malapena in corsia ti fa sentire un incapace totale. Bisogna un po’ fregarsene degli altri (che magari dall’altra parte di sorpassano guardandoti anche con una certa aria di compatimento) e provare fino a che in qualche modo il corpo non sente come naturale la nuova meccanica. Ci vuole un sacco di pazienza.

Comunque, adesso oltre alle gambe semi-cementificate dal circuit di martedì ho anche spalle e braccia ululanti. Tutto procede secondo i piani, avanti senza paura.

P.s. Ieri è stato annunciato un 70.3 il 26 maggio a Rimini. Sarà la gara di casa, su strade che conosco bene, con tanti amici e soprattutto il team Porta Saragozza presente in gran forze. A questo punto sono abbastanza sicuro che al 70.3 di Pescara, il 9 giugno, non ci sarò. Troppo ravvicinate le date e troppo golosa l’occasione di correre su un terreno così familiare.