L'era del Ferro

Dal divano alla finish line

La macchina del tempo

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Ci sono periodi in cui giorni, settimane e mesi si succedono senza che io abbia la sensazione di un vero mutamento. Come se mi spostassi all’interno di una galassia, procedendo per lunghe distanze ma rimanendo comunque dentro un perimetro familiare. E’ la classica sensazione di quando si entra in una certa routine, che sia lavorativa o di allenamento. Personalmente trovo molto comodo stare dentro uno schema predefinito di vita sportiva: lunedì nuoto, martedì corsa, mercoledì bici, giovedì nuoto, venerdì pesi, sabato riposo, domenica combinato. Due settimane di carico e uno di scarico. Avanti per mesi, fino alla gara. Semplice e intenso, però non sostenibile senza pagarne un prezzo.

Poi ci sono momenti in cui sembra di entrare in un tunnel temporale dove, abbandonata la galassia ormai diventata conosciuta e rassicurante, si attraversano a velocità altissima spazi vuoti privi di riferimenti che conducono in nuove zone dell’universo, tutte da esplorare. E’ quello che mi è capitato negli ultimi 7 giorni dove sono passato da uno stato di esaurimento fisico pressoché totale, inclusa classica “infreddatura” da cambio di stagione, ad una nuova dimensione di grande tranquillità.

Lunedì scorso, dopo una nuotata neanche troppo impegnativa ho infatti fatto le valigie per partire alla volta di Parigi. Al termine di 3 giorni di lavorativi intensissimi (poco sonno, ancora meno cibo, tanta pressione mentale) ho ceduto di schianto beccandomi mal di gola, raffreddore e provando un generale senso di spossatezza. Fortunatamente sono bastati due giorni e mezzo di riposo associato a rilassatissimi giretti per la città (ogni volta sorprendente) in compagnia di mia moglie per rimettermi in sesto, più di testa che di gamba.

Non ho potuto correre, dunque, con mio grande rammarico, in un posto in cui i lunghi boulevard e i magnifici parchi sembrano fatti apposta per ospitare noi runner e dove, in effetti, tantissime persone corrono, a qualsiasi ora del giorno e della notte.

In questo modo però sono riuscito a fare qualcosa che prima proprio non mi riusciva: archiviare in maniera definitiva questo 2012 agonistico, svuotandomi per bene la testa. L’ultima gara, disputata sole 2 settimane fa, mi sembra ormai lontana anni luce, così come mi sembra lontano anni luce lo scorso lunedì. E’ stato necessario spezzare la routine, rassicurante ma in cui spesso si rimane prigionieri, per azzerrare i contatori. Anche se è faticoso ad un certo punto diventa indispensabile mettere in soffitta le esperienze passate, per quanto ad esse ci possiamo affezionare.

Svuotare il serbatoio delle scorie accumulate e prepararlo ad essere riempito con un sacco di idrogeno fresco è la premessa fondamentale per creare ferro di ottima qualità. Ecco, finalmente sono riuscito a liberarmi dei rifiuti dell’ultimo anno di impegni (non solo sportivi), ora non rimane che sfruttare le prossime settimane per fare il pieno di carburante. Poi potrà iniziare la nucleosintesi stellare.

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